
Hai avuto una trombosi alla gamba, sei reduce da un intervento o da un periodo di immobilità, oppure hai vissuto un'embolia polmonare e vuoi capire meglio che cosa ti è successo?
È normale sentirsi spaventati: qui trovi informazioni chiare per orientarti.
L'embolia polmonare è una delle complicanze più serie delle malattie delle vene: nella grande maggioranza dei casi nasce da un coagulo formatosi nelle vene profonde delle gambe, che si stacca e raggiunge i polmoni.
È un'emergenza medica, ma è anche una condizione che, in molti casi, si può prevenire, riconoscendo e curando per tempo la trombosi da cui ha origine e seguendo con attenzione le indicazioni dei medici nei momenti di maggior rischio.
In questa pagina la Dott.ssa Luisella Troyer, Chirurgo Vascolare, ti spiega che cos'è l'embolia polmonare, chi rischia di più, quali sintomi non vanno mai sottovalutati, come si fanno la diagnosi e la cura e, soprattutto, come ridurre il rischio che si verifichi.
Troverai anche indicazioni su che cosa fare durante la terapia e sui controlli utili dopo la fase acuta, per tornare alla tua vita con maggiore serenità e con la consapevolezza di che cosa fare in futuro.
Cos'è l'embolia polmonare?
un frammento di trombo risale dalla gamba fino ai polmoni
Si parla di embolia polmonare quando un'arteria dei polmoni viene bloccata, di solito da un coagulo di sangue (chiamato embolo) arrivato da un'altra parte del corpo.
Il nome richiama proprio questo "viaggio": l'embolo è qualcosa che si sposta con il sangue fino a incastrarsi.
Nella maggior parte dei casi il coagulo si forma nelle vene profonde delle gambe o del bacino: è la Trombosi Venosa Profonda.
A volte la trombosi non ha dato sintomi evidenti, e l'embolia è il primo segnale che qualcosa non va.
Un frammento del trombo si stacca, risale con il sangue attraverso le vene fino al cuore e da lì viene spinto nelle arterie dei polmoni, dove si incastra.
l'embolo arriva ai polmoni attraverso la vena cava inferiore
Le arterie polmonari si ramificano in vasi sempre più piccoli, e l'embolo si ferma nel punto in cui il vaso diventa troppo stretto per lasciarlo passare.
La parte di polmone a valle riceve meno sangue e il cuore deve fare più fatica per spingere il sangue oltre l'ostacolo.
A seconda della grandezza dell'embolo, del numero di arterie coinvolte e delle condizioni di cuore e polmoni, le conseguenze possono essere lievi oppure molto gravi.
Esistono quindi forme piccole, che danno pochi disturbi, e forme importanti, che mettono a rischio la vita.
Non è però possibile capire da soli di quale forma si tratti: per questo l'embolia polmonare va sempre trattata come un'emergenza e valutata in ospedale.
La buona notizia è che, con una diagnosi tempestiva e le cure adeguate, la maggior parte delle persone supera la fase acuta e torna alle proprie attività, seguita poi con controlli nel tempo.
L'embolia polmonare è la stessa cosa di un infarto?
No, anche se a volte i sintomi si somigliano.
Nell'infarto si chiude un'arteria del cuore, di solito per una placca di aterosclerosi, e una parte del muscolo cardiaco resta senza ossigeno.
Nell'embolia polmonare, invece, il problema nasce quasi sempre nelle vene: un coagulo formatosi nelle gambe o nel bacino si stacca e va a bloccare un'arteria dei polmoni.
Anche le cure sono diverse, e per questo la diagnosi va fatta in ospedale con esami specifici.
Entrambe, però, possono dare dolore al petto, fiato corto e battito accelerato, e da soli non è possibile distinguerle.
Non perdere tempo a cercare di capire di che cosa si tratta: in presenza di questi disturbi improvvisi chiama subito il 112.
Può aiutarti sapere che il dolore dell'embolia è spesso come una fitta che peggiora respirando profondamente, mentre quello dell'infarto è più spesso un peso o un'oppressione.
Ma sono solo tendenze: la valutazione spetta sempre ai medici.
Chi rischia di più?
il trombo si forma nelle vene profonde della gamba
I fattori di rischio sono gli stessi della trombosi venosa profonda.
Il sangue tende a coagulare nelle vene quando scorre troppo lentamente, quando la parete della vena è danneggiata o quando è più incline a formare coaguli.
I principali sono:
- periodi di immobilità, come un ricovero, un gesso o un lungo viaggio;
- interventi chirurgici recenti, soprattutto ortopedici;
- traumi e fratture;
- tumori e alcune terapie oncologiche;
- gravidanza, periodo dopo il parto, pillola e terapie ormonali;
- precedenti trombosi e alterazioni della coagulazione;
- età avanzata e sovrappeso.
L'immobilità è uno dei fattori più importanti: quando le gambe restano ferme a lungo, i muscoli del polpaccio non "pompano" il sangue verso il cuore e il flusso nelle vene rallenta.
dopo un intervento chirurgico il rischio di trombosi aumenta
Per questo il rischio aumenta dopo un intervento, durante un ricovero o con una gamba ingessata.
Spesso più fattori sono presenti insieme, e il rischio si somma: per esempio una persona anziana, operata all'anca e costretta a letto per alcuni giorni.
In queste situazioni i medici prescrivono di solito una profilassi, cioè misure per prevenire la trombosi.
Se hai già avuto una trombosi o un'embolia, oppure se in famiglia ci sono stati casi di trombosi in giovane età, riferiscilo sempre ai medici prima di un intervento, di un ricovero o di una terapia ormonale: potranno valutare le precauzioni più adatte e, se necessario, indicarti una profilassi specifica.
Anche le donne che assumono la pillola o una terapia ormonale dovrebbero conoscere i segnali di allarme e parlarne con il proprio Medico, soprattutto se fumano o hanno altri fattori di rischio.
Prendo la pillola: devo preoccuparmi?
La pillola anticoncezionale aumenta il rischio di trombosi rispetto a chi non la usa, ma per la maggior parte delle donne sane il rischio resta basso.
Non c'è quindi motivo di sospenderla di colpo: farlo senza un'alternativa ti espone a una gravidanza non desiderata, che a sua volta comporta un rischio di trombosi.
È importante invece che il Medico o il Ginecologo conosca tutta la tua storia:
- se fumi, soprattutto dopo i 35 anni;
- se hai avuto una trombosi o in famiglia ci sono stati casi, specie in giovane età;
- se devi affrontare un intervento o un periodo di immobilità.
In queste situazioni può consigliarti un metodo contraccettivo diverso o precauzioni particolari.
Impara a riconoscere i segnali d'allarme: gonfiore e dolore a un polpaccio, affanno improvviso, dolore al petto.
Un polpaccio gonfio e dolente va fatto controllare rapidamente; affanno o dolore al petto improvvisi richiedono di chiamare subito il 112.
Quali sono i sintomi?
I sintomi possono essere molto variabili, e a volte sfumati.
I più frequenti sono:
- mancanza di fiato comparsa all'improvviso;
- dolore al petto, che spesso peggiora respirando profondamente;
- battito accelerato;
- tosse, a volte con tracce di sangue;
- sensazione di svenimento o svenimento.
La mancanza di fiato è il sintomo più tipico: può comparire a riposo o per sforzi minimi, come fare poche scale o parlare, e non si spiega con altre cause note.
Il dolore al petto è spesso trafittivo, come una fitta, e si accentua con il respiro profondo o con la tosse.
Nelle forme più piccole i disturbi possono essere lievi, per esempio un affanno che si nota solo sotto sforzo o una stanchezza insolita; nelle forme più gravi possono comparire svenimento, pelle pallida o bluastra e calo della pressione.
A volte, nei giorni precedenti, ci sono segni di trombosi a una gamba: gonfiore, dolore al polpaccio, calore o arrossamento, soprattutto da un solo lato.
Un polpaccio così non va massaggiato e va fatto controllare rapidamente con un EcoColorDoppler venoso.
Questi sintomi possono avere anche altre cause, come problemi di cuore o infezioni dei polmoni, ed è proprio per questo che non si può fare una diagnosi da soli: serve una valutazione medica immediata.
Presta particolare attenzione se compaiono dopo un intervento, un ricovero, un lungo viaggio, un periodo con il gesso o mentre assumi terapie ormonali: in queste situazioni il sospetto di embolia deve essere più alto, e anche un disturbo che sembra lieve merita una valutazione rapida.
Come si fa la diagnosi e come si cura?
La diagnosi dell'embolia polmonare si fa in ospedale.
Il Medico valuta i sintomi, i fattori di rischio e le condizioni generali, e richiede esami del sangue come il D-dimero, una sostanza che aumenta quando nell'organismo si formano e si sciolgono coaguli.
L'esame più importante è in genere l'AngioTAC del torace, che mostra le arterie dei polmoni e permette di vedere direttamente gli emboli.
Spesso si esegue anche un EcoColorDoppler delle gambe per cercare la trombosi da cui è partito l'embolo, e un'ecografia del cuore per capire quanto sta lavorando.
La cura si basa sui farmaci anticoagulanti, che impediscono al coagulo di crescere e ad altri emboli di formarsi, mentre il corpo scioglie lentamente quelli presenti.
Nei casi più gravi possono essere necessari farmaci che sciolgono il coagulo o altre procedure specifiche, decise dai medici dell'ospedale.
Dopo la fase acuta, la terapia anticoagulante continua per almeno alcuni mesi, in genere almeno tre, con controlli regolari.
La durata esatta la stabilisce il Medico in base alla causa dell'embolia e al rischio che si ripresenti: per questo non va mai sospesa di tua iniziativa.
Durante la terapia aumenta la tendenza a sanguinare.
Non assumere altri farmaci, compresi antinfiammatori e integratori, senza chiedere; avvisa dentista e medici che sei in terapia; segnala subito sanguinamenti che non si fermano, lividi estesi, urine rosse o feci nere.
È normale sentirsi stanchi o avere un po' di affanno nelle settimane successive: riprendi le attività in modo graduale.
Se però l'affanno non migliora o peggiora, parlane con il Medico.
Dopo la dimissione: quando posso tornare alla vita normale?
Il rientro a casa è l'inizio di un percorso graduale.
Nelle prime settimane è normale sentirsi stanchi e avere un po' di affanno sotto sforzo: aumenta le attività poco alla volta, ascoltando il tuo corpo.
Camminare fa bene fin da subito, e anche il ritorno al lavoro e alla guida si programmano in base a come ti senti e al tipo di attività: chiedi al Medico che ti segue quali tempi sono adatti al tuo caso.
Durante la terapia anticoagulante evita gli sport di contatto e le attività con rischio di cadute o traumi.
Prima di un viaggio lungo, soprattutto in aereo, chiedi indicazioni al Medico e porta con te farmaci, lettera di dimissione e referti.
Contatta il Medico se l'affanno non migliora nelle settimane successive o se ricompaiono gonfiore o dolore a una gamba.
Se invece compaiono all'improvviso fiato corto, dolore al petto o svenimento, chiama subito il 112.
Parla anche delle tue preoccupazioni: dopo un'embolia è frequente avere paura che si ripeta, ed è giusto chiedere aiuto per affrontarla.
Come si previene?
le calze a compressione graduata aiutano a prevenire la trombosi
Prevenire l'embolia polmonare significa, soprattutto, prevenire la trombosi venosa profonda, perché è da lì che nasce nella maggior parte dei casi:
- muoversi il prima possibile dopo un intervento o una malattia, secondo le indicazioni dei medici;
- seguire con attenzione la profilassi anticoagulante prescritta dopo interventi o fratture;
- durante i viaggi lunghi, alzarsi spesso, muovere piedi e caviglie, bere a sufficienza e, se consigliato, indossare calze elastiche;
- non sottovalutare un polpaccio gonfio e dolente: farlo controllare subito con un EcoColorDoppler;
- se hai già avuto una trombosi, seguire la terapia e i controlli senza interruzioni.
Dopo un intervento o durante un ricovero, anche quando devi stare a letto, puoi aiutare la circolazione con semplici esercizi: flettere ed estendere i piedi, ruotare le caviglie, contrarre i polpacci più volte al giorno.
Chiedi al personale sanitario quali movimenti sono adatti a te.
calze a compressione al ginocchio, se consigliate dal Medico
Se ti è stata prescritta una profilassi con iniezioni o compresse, completala per tutto il periodo indicato, anche se ti senti bene e hai ripreso a camminare: il rischio di trombosi può durare più a lungo di quanto pensi.
In viaggio, in aereo, in treno o in auto, scegli quando possibile un posto comodo, evita di restare a lungo con le gambe accavallate, alzati ogni tanto e limita alcolici e sonniferi, che favoriscono l'immobilità.
Mantenere un peso adeguato, fare attività fisica regolare e non fumare aiutano a ridurre il rischio nel lungo periodo.
Se hai più fattori di rischio, parlane con il tuo Medico prima di iniziare una terapia ormonale o prima di un viaggio molto lungo.
I controlli dopo una trombosi a Milano
il Medico controlla il polpaccio durante la visita
Dopo una trombosi venosa profonda o un'embolia polmonare, è importante essere seguiti nel tempo, per valutare lo stato delle vene, la durata della terapia e prevenire complicanze come la sindrome post-trombotica.
La Dott.ssa Luisella Troyer, Chirurgo Vascolare, esegue presso lo Studio Medico Salus Mea visite ed EcoColorDoppler venosi per la diagnosi della trombosi e per i controlli successivi.
Durante l'appuntamento raccoglie la tua storia, esamina i referti dell'ospedale e la terapia in corso, controlla le vene delle gambe e ti spiega che cosa ha visto.
Le informazioni raccolte aiutano anche il Medico che segue la terapia anticoagulante a decidere per quanto tempo proseguirla.
i controlli con EcoColorDoppler seguono nel tempo le vene colpite
Se dopo la trombosi la gamba resta gonfia, pesante o dolente, la Dottoressa ti indica come affrontare questi disturbi, per esempio con una compressione adeguata, se indicata nel tuo caso.
In caso di sintomi acuti, invece, rivolgiti sempre al 112.
Porta con te la lettera di dimissione, gli esami eseguiti e l'elenco dei farmaci.
Contattala per prenotare una visita.
- Kakkos SK, et al. European Society for Vascular Surgery (ESVS) 2021 Clinical Practice Guidelines on the Management of Venous Thrombosis. Eur J Vasc Endovasc Surg. 2021. PubMedLinee guida europee su trombosi venosa profonda e superficiale.
- Ortel TL, et al. American Society of Hematology 2020 guidelines for management of venous thromboembolism: treatment of deep vein thrombosis and pulmonary embolism. Blood Adv. 2020;4(19):4693. Testo completoLinee guida americane sul trattamento della trombosi venosa profonda e dell'embolia polmonare.
FAQ (domande frequenti)
Ci sono embolie piccole, con sintomi lievi, ed embolie estese che mettono a rischio la vita.
Dall'esterno però non è possibile capire di che tipo si tratta, e anche un quadro inizialmente lieve può peggiorare.
Per questo l'embolia polmonare va sempre considerata un'emergenza e trattata in ospedale, dove si valutano la gravità e la terapia più adatta.
Se hai sintomi sospetti, chiama il 112 senza aspettare.
L'allarme è ancora maggiore se nei giorni precedenti hai avuto un intervento, un periodo di immobilità, un gesso, un lungo viaggio o una gamba gonfia e dolente.
Non aspettare che i sintomi passino da soli e non metterti alla guida.
Anche se poi risultasse un problema diverso, in questi casi è sempre meglio una valutazione urgente in più che un ritardo.
Nella maggior parte dei casi l'embolia nasce da una Trombosi Venosa Profonda, cioè da un coagulo che si forma nelle vene profonde delle gambe o del bacino.
Un frammento del trombo si stacca, risale con il sangue fino al cuore e viene spinto nelle arterie dei polmoni, dove si incastra.
Per questo riconoscere e curare subito una trombosi alle gambe è il modo più efficace per ridurre il rischio di embolia.
A volte, però, l'embolia si manifesta senza che la trombosi abbia dato sintomi evidenti.
Il rischio è maggiore dopo un intervento, un trauma, un gesso, un periodo a letto o un lungo viaggio, in gravidanza o se assumi la pillola.
Non massaggiare la gamba e fatti controllare rapidamente: il Medico valuta la situazione e, se necessario, esegue un EcoColorDoppler venoso, che permette di vedere se c'è un trombo.
Se al gonfiore si aggiungono affanno o dolore al petto, chiama subito il 112.
I principali sono i periodi di immobilità, come un ricovero, un gesso o un lungo viaggio; gli interventi chirurgici recenti, soprattutto ortopedici; i traumi e le fratture; i tumori e alcune terapie oncologiche.
Aumentano il rischio anche la gravidanza e il periodo dopo il parto, la pillola e le terapie ormonali, una precedente trombosi, alcune alterazioni della coagulazione, l'età avanzata e il sovrappeso.
Spesso più fattori sono presenti insieme.
Se ti riconosci in queste situazioni, parlane con il Medico, che valuterà se servono misure di prevenzione.
Il Medico valuta i sintomi e i fattori di rischio e può richiedere esami del sangue come il D-dimero, che se normale aiuta a escludere l'embolia nei casi a bassa probabilità.
L'esame più usato per confermarla è l'AngioTAC del torace, che mostra gli emboli nelle arterie polmonari.
Si eseguono spesso anche un elettrocardiogramma, un'ecografia del cuore e un EcoColorDoppler delle gambe, per cercare la trombosi da cui è partito l'embolo.
Non si tratta quindi di un problema da affrontare con una visita ambulatoriale.
La terapia inizia in ospedale e poi prosegue a casa, con controlli regolari.
Nei casi più gravi, quando il cuore è in difficoltà, si possono usare farmaci che sciolgono rapidamente il coagulo oppure procedure specifiche per rimuoverlo.
La scelta dipende dalla gravità dell'embolia e dal rischio di sanguinamento di ogni persona.
È fondamentale assumere la terapia esattamente come prescritto, senza saltare dosi e senza sospenderla di tua iniziativa.
La durata esatta, però, viene stabilita dal Medico caso per caso, in base alla causa dell'embolia e al rischio di recidiva.
Se l'embolia è stata causata da un fattore temporaneo, come un intervento o un gesso, spesso la terapia può essere interrotta dopo il periodo iniziale.
Se invece non c'è una causa evidente, se il fattore di rischio persiste o se ci sono state più trombosi, il Medico può valutare una terapia più lunga.
La decisione va rivalutata nel tempo, bilanciando il rischio di nuove trombosi con quello di sanguinamento.
Assumili con regolarità, agli orari indicati, e non prendere altri farmaci, compresi antidolorifici e antinfiammatori o prodotti da banco e di erboristeria, senza chiedere prima al Medico o al farmacista.
Avvisa sempre il dentista e qualsiasi altro medico che sei in terapia, soprattutto prima di interventi o esami invasivi.
Contatta il Medico in caso di sanguinamenti dal naso o dalle gengive che non si fermano, lividi estesi, urine rosse o feci nere.
In caso di sanguinamento importante o trauma alla testa, vai subito in Pronto Soccorso.
Durante i viaggi lunghi in aereo, treno, auto o pullman alzati e cammina appena possibile e, quando sei seduto, muovi spesso piedi e caviglie, come se pedalassi.
Bevi a sufficienza, limita l'alcol ed evita di stare a lungo con le gambe accavallate.
Se hai fattori di rischio, come una precedente trombosi, un intervento recente o una gravidanza, chiedi al Medico prima di partire se è il caso di indossare calze elastiche a compressione graduata o di adottare altre misure.
Nei giorni successivi al viaggio, non sottovalutare una gamba gonfia e dolente o un affanno improvviso.
I medici valutano il tuo rischio personale e, quando indicato, prescrivono una profilassi anticoagulante, spesso con iniezioni sotto la pelle: seguila con attenzione per tutto il periodo indicato, anche a casa.
Cerca di muoverti il prima possibile, secondo le indicazioni ricevute, e muovi spesso piedi e caviglie anche a letto.
Possono essere prescritte anche calze elastiche.
Se nelle settimane successive compaiono gonfiore e dolore a una gamba, contatta il Medico; se compaiono affanno o dolore al petto, chiama subito il 112.
I controlli servono a valutare come vanno i sintomi, a stabilire la durata della terapia anticoagulante e a verificare lo stato delle vene delle gambe, spesso con un EcoColorDoppler.
Se l'embolia è partita da una trombosi, bisogna anche prevenire complicanze come la sindrome post-trombotica, che può dare gonfiore e pesantezza persistenti alla gamba.
Se a distanza di mesi continui ad avere affanno sotto sforzo, riferiscilo al Medico, che valuterà eventuali accertamenti su cuore e polmoni.
Porta sempre con te le lettere di dimissione e gli esami fatti in ospedale.
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la Dott.ssa Luisella Troyer è un Chirurgo Vascolare e Angiologo, che riceve a Milano, presso lo studio Salus Mea in Via Padova, 95.
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Per le sue diagnosi e le visite angiologiche, la Dott.ssa Luisella Troyer si avvale dell'esame EcoColorDoppler.
lo studio Salus Mea dove visita la Dott.ssa Luisella Troyer è nel cuore del quartiere Nolo (Nord di Loreto) di Milano, ed è facilmente raggiungibile con la Linea Metropolitana MM1 (Linea Rossa) o MM2 (Linea Verde) fermata Loreto in abbinamento al bus linea 56 (fermata Via Esterle).
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Quindi ricorda che...
- l'embolia polmonare è il blocco di un'arteria dei polmoni, di solito da parte di un coagulo di sangue, chiamato embolo, arrivato da un'altra parte del corpo;
- nella maggior parte dei casi il coagulo nasce da una Trombosi Venosa Profonda delle gambe o del bacino: un frammento si stacca, risale fino al cuore e si incastra nelle arterie polmonari, a volte senza che la trombosi abbia dato sintomi evidenti;
- la gravità dipende dalla grandezza dell'embolo e dalle condizioni di cuore e polmoni: esistono forme lievi e forme gravissime, ma va sempre trattata come un'emergenza;
- il rischio aumenta con immobilità, ricoveri, gessi o lunghi viaggi, interventi chirurgici soprattutto ortopedici, traumi e fratture, tumori e alcune terapie oncologiche;
- sono fattori di rischio anche la gravidanza e il periodo dopo il parto, la pillola e le terapie ormonali, una precedente trombosi, alterazioni della coagulazione, età avanzata e sovrappeso;
- i sintomi più frequenti sono mancanza di fiato improvvisa, dolore al petto che peggiora respirando profondamente, battito accelerato, tosse a volte con tracce di sangue e svenimento;
- se compaiono questi sintomi, soprattutto dopo un intervento, un periodo di immobilità o una trombosi, chiama subito il 112 o vai al Pronto Soccorso, senza aspettare e senza metterti alla guida;
- un polpaccio gonfio, dolente, caldo o arrossato, soprattutto da una sola parte, può indicare una trombosi: non massaggiarlo e fallo controllare rapidamente con un EcoColorDoppler venoso;
- la diagnosi si fa in ospedale, con esami del sangue come il D-dimero e soprattutto con l'AngioTAC del torace, spesso insieme a un EcoColorDoppler delle gambe;
- la cura si basa sui farmaci anticoagulanti, che impediscono al coagulo di crescere mentre il corpo scioglie quelli presenti; nei casi più gravi si usano farmaci che sciolgono il coagulo o procedure specifiche;
- la terapia anticoagulante dura in genere almeno tre mesi e la durata esatta la stabilisce il Medico in base alla causa e al rischio di recidiva, senza sospensioni di tua iniziativa;
- durante la terapia aumenta la tendenza a sanguinare: non assumere altri farmaci senza chiedere, avvisa dentista e medici e segnala sanguinamenti che non si fermano, lividi estesi, urine rosse o feci nere;
- per prevenirla bisogna prevenire la trombosi: muoversi presto dopo un intervento, seguire la profilassi anticoagulante prescritta e, nei viaggi lunghi, camminare, muovere le caviglie e bere a sufficienza;
- dopo un'embolia servono controlli periodici per decidere la durata della terapia, controllare le vene con l'EcoColorDoppler e prevenire la sindrome post-trombotica; un affanno che persiste va riferito al Medico

Quest'articolo è stato revisionato ed aggiornato dalla Dott.ssa Luisella Troyer il giorno:
mercoledì 30 settembre, 2026
La Dott.ssa Luisella Troyer è un Medico Chirurgo, specializzata a pieni voti in Chirurgia Vascolare all'Università di Modena.
Si è laureata a pieni voti in Medicina e Chirurgia all'Università di Milano e ha conseguito il Perfezionamento in Linfologia Oncologica all'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.
Nel corso della sua trentennale attività si è dedicata all'Angiologia, alla Vulnologia e alla Linfologia, con particolare attenzione alla cura del linfedema e del lipedema.
Ha accumulato, nel corso del suo esercizio come Chirurgo, circa 5000 ore di sala operatoria come primo operatore.
Ha lavorato come Chirurgo Vascolare in diverse strutture milanesi e dal 1999 collabora con l'Istituto Clinico Città Studi, dove è stata responsabile del Day Hospital riabilitativo di flebo-linfologia.
Dal 2021 fa parte dell'équipe del Centro del Piede Diabetico dell'Istituto Clinico Città Studi.
Dal 2008 al 2022 è stata responsabile della Linfologia presso il Centro di Rieducazione Motoria di Milano.
È stata docente di flebolinfologia e di linfodrenaggio e bendaggio per medici e fisioterapisti, e relatrice a congressi nazionali e internazionali.
Esegue personalmente l'ecocolordoppler durante la visita angiologica, e riceve a Milano presso lo Studio Medico Salus Mea, in Via Padova 95.
Le storie delle pazienti della Dottoressa che si sono affidate a lei per la Chirurgia del lipedema, e che hanno vinto la loro battaglia
Da oltre 35 anni, la Dott.ssa Luisella Troyer aiuta tutte le sue pazienti affette da lipedema, che si rivolgono a lei spesso con storie molto toccanti e sentite, fatte sovente purtroppo di esclusione, di tristezza, di malinconia, di solitudine e di isolamento sociale.
Questo, per colpa di una patologia che, in Italia, purtroppo è ancora largamente misconosciuta non solo alla comune popolazione, ma spesso anche alla comunità clinica.
Per questo, la Dottoressa ha particolarmente a cuore le storie delle sue pazienti che, per molti motivi, hanno passato periodi difficili per colpa del loro lipedema, e che si sono rivolte a lei per trovare non solo un supporto medico, ma anche (e a volte, soprattutto) un sostegno psicologico e, non di meno, amicale ed empatico.
Nel corso degli anni, la Dottoressa ha costruito proprio per questo un gruppo di aiuto e supporto specializzato proprio per le sue pazienti, composto da Chirurghi Plastici, infermieri, fisioterapisti, Psicoterapeuti, informatori sanitari e anche personale direttivo formato nel lipedema, e sulla sua eventuale terapia chirurgica mediante la liposuzione LRS (Lipedema Reduction Surgery).
Ascolta qui le testimonianze delle sue pazienti, che si sono affidate all'empatia e all'esperienza della Dottoressa per riuscire a stare, semplicemente, meglio.
La storia di Teresa
La Dott.ssa Teresa Canciello, sempre allegra e sorridente, è una giovane e promettente attrice che, sin dall'adolescenza, ha dovuto combattere con un lipedema di grave entità (IV grado), di V tipologia, quindi che affliggeva esclusivamente le gambe.
Si è per questo rivolta alla Dott.ssa Troyer nel 2021, che durante la visita ha riscontrato anche, in comorbilità, una grave lassità cutanea causata da invecchiamento precoce.
Dopo quasi due anni di trattamenti mirati a riprendere il tono cutaneo, finalmente nel 2024 Teresa si è operata di liposuzione LRS, e la sua vita è cambiata, ovviamente in meglio.
Ascolta Teresa raccontarti della sua storia, col suo fantastico e luminoso sorriso, e la sua stupenda voglia di vivere e stare bene!
La storia di Sara
Sara Stefanizzi è una giovane content creator molto famosa nelle comunità di Twitch e YouTube, poiché è la celebre Kurolily, nota ed amata gamer particolarmente seguita nella comunità dell'arte videoludica della Rete.
Anche se molto sportiva ed in grande forma (ex maratoneta), Sara ha combattuto sin da giovanissima con un lipedema di III tipologia, di un grado moderato che, però, le ha sempre causato grande disagio sociale.
Si è rivolta alla Dottoressa nel 2023 e, dopo un pre-trattamento medico, si è operata con tecnica LRS nel luglio dello stesso anno, e anche per lei la vita è radicalmente migliorata.
Ascolta Sara parlarti della sua storia e di come si è decisa ad affrontare il problema una volta per tutte, rivolgendosi alla Dottoressa!
La storia di Marilù
La Dott.ssa Marilù Soro è una paziente particolare poiché, oltre che persona stupenda e sempre sorridente, è la Presidentessa della LIO, cioè l'Associazione Italiana del Lipedema, che da anni si batte per portare informazione e supporto alle pazienti da tutta Italia, che spesso si rivolgono all'ONLUS dopo anni di sofferenza e disagio.
La Dott.ssa Soro si è rivolta alla Dott.ssa Troyer nel 2022, venendo a Milano direttamente dalla Sardegna, prontissima per cominciare il suo percorso curativo della cui durata, impegnativa, fu subito messa al corrente durante la prima visita.
Dopo un calo ponderale prescritto dalla Dottoressa propedeutico all'atto chirurgico, Marilù si è operata con due interventi specifici, eseguiti a distanza di circa 3 mesi l'uno dall'altro.
Ascolta la sua storia, fatta di coraggio, di risoluzione ma anche di radiosa speranza!









